Libici liberi e poligami
Dopo che la sharia è stata indicata dal nuovo capo del governo di transizione libico, Abdel Jalil, come il riferimento legislativo unico del paese – e quindi si considerano abolite le limitazioni, istituite da Gheddafi, al matrimonio plurimo – non passa giorno senza che la stampa americana si interroghi, sempre più preoccupata, sul cattivo affare che, almeno da questo punto di vista, rappresenta la “nuova” Libia.
11 AGO 20

Dopo che la sharia è stata indicata dal nuovo capo del governo di transizione libico, Abdel Jalil, come il riferimento legislativo unico del paese – e quindi si considerano abolite le limitazioni, istituite da Gheddafi, al matrimonio plurimo – non passa giorno senza che la stampa americana si interroghi, sempre più preoccupata, sul cattivo affare che, almeno da questo punto di vista, rappresenta la “nuova” Libia.
La scorsa settimana, il New York Times aveva intervistato alcune studentesse dell’Università di Tripoli, compattamente e fieramente contrarie alla cancellazione dei limiti che, Gheddafi regnante, avevano ridotto al minimo la possibilità, per un uomo, di prendere più di una moglie. Nella legislazione del passato regime, infatti, l’uomo non poteva prendere una nuova moglie senza il consenso della prima, il consenso andava verificato e accordato di fronte a un giudice e il giudice poteva considerare insufficienti le motivazioni dell’uomo a contrarre un nuovo matrimonio.
Queste regole avevano di fatto reso residuale la poligamia in Libia. Ora, indietro tutta: torna in auge il Corano senza correzioni e adattamenti. E così anche Salon scopre che, dal punto di vista del diritto famigliare, la nuova Libia rischia di essere più vecchia della vecchia Libia. Una giurista intervistata dal sito, Joanna Grossman, dice che “la maggior parte delle mogli è chiaramente contraria alla poligamia e vuole avere la possibilità di negare il consenso. Il ritorno alla poligamia senza restrizioni ridurrebbe il loro potere all’interno della famiglia e, di conseguenza, all’interno della società”.